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LA CONTESSA ROSSA - Prefazione

April 11, 2016

 

PREFAZIONE

Di Pino Ammendola 

 

Utilizzando un originale e avvincente montaggio narrativo, di regola più consono al cinema che alla letteratura, Niky Marcelli realizza un’opera difficilmente etichettabile.

La prima tentazione sarebbe quella di vedere “La Contessa Rossa” come un romanzo storico, soprattutto per la ricerca puntuale che si “legge” dietro ogni notizia citata, ma poche pagine e ci convinciamo di essere in un classico noir, per poi scoprire che quella che sembra una storia d’avventura evidenzia un fine intreccio psicologico al limite del romanzo di genere. Un’opera insomma che dimostra una interessante maturità narrativa e una grande capacità di coinvolgere il lettore.

Di certo Niky Marcelli non ha mai cercato l’oro nel Klondike come Jack London, né ha viaggiato attraverso il Pacifico su una vecchia baleniera come Melville e sicuramente non ha mai comandato una nave a vapore diretta in Congo come Conrad, eppure, con quella minuscola astronave chiamata libro, ci fa viaggiare nel tempo e nello spazio proprio come i grandi romanzieri della nostra infanzia! Aderendo, non so quanto consapevolmente, all’estetica Adorniana, realizza un “romanzo” nella sua accezione più pura, non cristallizzando mai il racconto, anzi dando al lettore la sensazione che la storia sia in continua evoluzione e che muti in tempo reale con il suo girare le pagine. Proprio in questo meccanismo di incertezza risiede la grande forza della scrittura, si ha quasi la sensazione, che la storia sia influenzata dal nostro leggerla e come nei migliori hard boiled americani non sappiamo mai dove i protagonisti andranno a parare, si avanza quindi, immersi in un flusso di eventi, tutti tesi a ricostruire un passato che sottende all’intera storia. Un altro tema infatti che aumenta il fascino del racconto, risiede in questo continuo senso di “permanenza del passato”. Sicuramente è l’autore stesso che in prima persona subisce questa fascinazione - non a caso Marcelli colleziona auto d’epoca - e ce la trasmette elegantemente attraverso i suoi personaggi, che non sono semplicemente incuriositi dal passato, ma sentono il peso della storia familiare pregressa come assolutamente determinante per il loro agire.

Non si tratta semplicemente di credere al destino, i personaggi del romanzo, sia quelli positivi che quelli negativi, “sentono” di far parte di una storia più grande e noi lettori “entriamo” insieme con loro in questa ricerca del senso ultimo.

Un discorso a parte merita la protagonista Sara, che insieme con la nonna, omonima ma con l’acca, da il titolo al romanzo. E’ difficile non innamorarsene, quando il lettore “monta” sulla sua Morgan decappottabile, oppure “entra” nelle stanze del suo palazzo romano, ne sente “fisicamente” il profumo… Talvolta i suoi lunghi capelli lo sfiorano sul viso, fino che ne è letteralmente sedotto. È evidente che anche l’autore non sfugge al fascino della sua eroina ed oltre al titolo sembra dedicarle il massimo sforzo di scrittura. Pare quasi che Niky abbia due anime letterarie, una che riesce a descrivere il personaggio esibendo una conoscenza della psicologia femminile sorprendente per un uomo, ed un'altra talmente analitica e razionale che sembra analizzare la sua contessa con la lente di un entomologo. Entrambe queste anime però vivono l’urgenza del racconto, dell’intreccio, della vera avventura… si scavano cunicoli, si riportano alla luce reperti sorprendenti… si trema pensando alla terribile minaccia della Spada di Odino… si vola da un continente all’altro, buoni contro cattivi… nazisti contro partigiani… riuscendo a mantenere sempre un occhio ironico sull’eterno ed epico conflitto tra bene e male… In sintesi un romanzo da leggere tutto di un fiato come facevamo da ragazzi, per poi rimanere ad occhi aperti seguendo ancora nella nostra mente le avventure dei protagonisti.

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