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Antiche leggende raccontano le gesta del popolo dei Fanes che, secondo il mito, sarebbe vissuto sulle Dolomiti a cavallo tra l’Età del Bronzo e quella del Ferro. Tuttavia, della sua reale esistenza non si è mai trovata alcuna traccia.

Ma la sua epopea è narrata anche in un misterioso manoscritto in lingua celtica, rinvenuto fortuitamente in un antico baule di bronzo.

Sara Varzi di Casteldelbosco, la Contessa Rossa, e la sua inseparabile amica Anna “Care” Caremoli si sono ritrovate tra le mani la cronaca di fatti realmente accaduti e  quindi la prova concreta che i Fanes sono veramente esistiti, o si tratta del primo esempio al mondo di romanzo storico, scritto almeno tre secoli prima della nascita ufficiale del genere? E quali segreti nasconde la grossa bambola di lana rinvenuta insieme al manoscritto?

Quali legami, infine, possono esserci tra questa scoperta e l’affannosa caccia che il misterioso Ordine del Sole Nero sta dando da secoli al diario di un monaco vissuto alla fine del Millecinquecento?

Dalle rive del lago di Acquapartita, sugli Appennini romagnoli, a quelle del lago di Braies sulle Dolomiti, passando per Cesenatico, Firenze, Padova e Cortina d’Ampezzo, la ricerca della verità trascinerà Sara e Care in una nuova avventura mozzafiato, dai risvolti totalmente imprevisti.

Dopo "I Misteri di Hatria" e "La Strega Spiaggiata", Niky Marcelli torna a quel crossover di giallo e leggenda col suo fulcro in Cesenatico, per aprirsi a quell' "infinito universo di mondi" (cit. Giordano Bruno) al quale l'autore ci ha abituato.
                                                                                                (Emanuele Beluffi - Il Giornale Off)
Una storia che ci trasporta dal lago di Acquapartita sull’Appennino romagnolo a Cesenatico, Padova, Cortina d’Ampezzo fino al lago di Braies in Trentino Alto Adige. Una storia ricca di mistero e miti che parte inizialmente in modo molto semplicistico e a volte prevedibile per poi aumentare il ritmo dell’azione che diventa adrenalinico e spettacolare con un finale consono alla realtà che mi piace.
Per finire il titolo “La donna di lana”. Chi è? Ė un’anguana figura mitologica , spirito delle acque , una specie d’incrocio tra ninfa e sirena. Ma, scrive Marcelli , non si esclude possa appartenere a “una casta di realissime e umanissime sacerdotesse, che sono sopravvissute nei secoli e si sono tramandate l’incarico di custodire questa storia” (la storia del popolo dei Fanes). A questo punto sorge spontanea la domanda: perché “donna della lana” e non “donna delle acque”? Perché, scrive sempre Marcelli, “Secondo le leggende, le anguane avrebbero insegnato agli uomini molte attività artigianali, tra cui … la filatura della lana, appunto!”
E di lana nel romanzo se ne troverà parecchia e utilizzata in modo straordinario! Non vi dico dove e come … lo leggerete nel romanzo e vi stupirete!
(Laura Pitzalis - Thriller Storici e Dintorni)

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